lunedì, 14 aprile 2008

Categoria:pensieri, amore



12-04-2008

"Tre fiammiferi accesi uno per uno nella notte...
Il primo per vederti tutto il viso
Il secondo per vederti gli occhi
L'ultimo per vedere la tua bocca
E tutto il buio per ricordarmi queste cose
Mentre ti stringo fra le braccia"

Jacques prevert(Parigi di notte)



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23:32

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lunedì, 14 aprile 2008

Categoria:pensieri, amore



11-04-2008


"Pericoloso e tenero il volto dell’amore m’è apparso la sera d’un lunghissimo giorno, forse era un arciere con l’arco o un musicante con l’arpa.
Non so più, Non so niente.
La sola cosa che so è che mi ha ferita forse con una freccia forse con una canzone.
La sola cosa che so è che mi ha ferita, ferita al cuore, ferita per la vita.
E brucia come brucia la ferita dell’amore."

Jacques Prevert

 



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23:26

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mercoledì, 13 febbraio 2008

Categoria:pensieri, amore, corruzione morale



 13-02-2008

La luce della lampada si è spenta.
Quella mia bella immaginazione, pungolata da stimoli fittizi, si è logorata in vani eccessi. A forza di essere spettatrice della mia stessa esistenza, ho dimenticato quella degli altri, ed i legami che mi univano al mondo si sono spezzati ad uno ad uno.

Uscita dall'arca reale, mi ero lanciata nella profonda nebulosa della fantasia e della metafisica, ma non ero potuta tornare con il ramoscello d'ulivo. Non avevo trovato la terra asciutta su cui posare il piede e non avevo saputo riconoscere la via da cui ero venuta. Quando fui colta dalla vertigine, trovandomi così in alto e lontano, non potei riscendere come avrei voluto e ristabilire rapporti con il mondo concreto. Senza quella mia funesta tendenza, sarei potuta essere la più grande ed invece sono la più singolare tra i pazzi.
Per avere troppo guardato la mia vita con la lente d'ingrandimento, giacchè quasi sempre ogni evento normale scatenava la mia fantasia, mi accadde ciò che accade a coloro che, servendosi del microscopio, vedono vermi negli alimenti più sani, serpenti nei liquidi più limpidi. Così non osano più mangiare.
La cosa più naturale, dilatata dall'immaginazione, assume un'apparenza mostruosa.



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21:53

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mercoledì, 13 febbraio 2008

Categoria:pensieri, amore, marcel, corruzione morale, frederich van rensselaer



05-02-2008

Il turbine notturno cessò.

Una massa nera costellata di punti luminosi si erse improvvisamente davanti a noi, i passi delle nostre cavalcature risuonarono più rumorosi su un passaggio ferrato, ed entrammo sotto una volta che si apriva come una gola buia tra due enormi torri. Nel castello regnava una grande agitazione: domestici con le torce in mano attraversavano i cortili in ogni senso e da un piano all'altro si vedevano luci scendere e salire. Intravidi confusamente immense costruzioni, colonne, portici, scalinate e balaustre, uno sfarzo architettonico assolutamente regale, fiabesco.
La nuova casa dei miei genitori.
Un paggio venne ad aiutarmi a scendere assieme ad un maggiordomo, vestito di velluto nero, con una catena al collo e un bastone d'avorio in mano. Mi prese quest'ultimo per il braccio e mi guidò verso la camera ardente; io piangevo forte perchè avevo capito che il morto non era che quel mio fratello che avevo tanto e follemente amato.

Accanto al letto c'era un inginocchiatoio; una fiamma azzurrina guizzante in una patera di brozo proiettava per tutta la camera una luce debole e incerta, facendo sfavillare qua e là nell'ombra lo spigolo sporgente di un mobile o di una cornice. Sul tavolo, in un'urna cesellata, era immersa una rosa bianca appassita, le cui foglie, tranne una che ancora resisteva, erano tutte cadute come lacrime odorose ai piedi del vaso.

Mi inginocchiai senza osar guardare il letto e on grande fervore mi misi a recitare i salmi, ringraziando Dio di aver messo la tomba tra me ed il mio amore incestuoso. Quella stanza non faceva affatto pensare ad una camera mortuaria. Invece di quell'aria fetida e cadaverica, fluttuava dolcemente nell'aria tiepida un languido fumo di essenze orientali. Quel pallido chiarore faceva pensare a una penombra propizia alla voluttà più che al lumino giallo riflesso che tremola accanto ai cadaveri. Riflettevo sul nostro ultimo incontro e un sospiro di rimpianto mi sfuggì dal petto. Mi parve che qualcuno avesse sospirato dietro di me e involontariamente mi voltai. Era l'eco. Nel girarmi, gli occhi mi caddero sul letto funebre che fino a quel momento avevano evitato. Le cortine di damasco rosso a grandi fiori, rialzate da cordoni dorati, lasciavano vedere il morto lungo distesa, con le mani congiunte sul petto. Era coperto da un velo di lino di un candore abbagliante, messo maggiormente in risalto dal cupo porpora del tendaggio. Era un lino talmente fine da non riuscire a nascondere l'incantevole forma del corpo del quale rivelava le belle linee come il collo di un cigno, che neanche la morte era riuscita ad irrigidire. Sembrava una statua d'alabastro scolpita da qualche abile scultore per la tomba di un re o un fanciullo addormentato sul cui fosse nevicato.

Non ce la facevo più: quell'aria da alcova mi inebriava, quell'eccitante profumo di rosa semiappassita mi dava alla testa. Camminavo a grandi passi per la camera fermandomi a ogni giro davanti al letto per contemplare il bel defunto sotto la trasparenza del drappo funebre.
Strani pensieri mi attraversavano la mente: m'immaginavo che non fosse realmente morto e che si trattasse solo di una finta per attirarmi al castello della sua sposa mentre lei mancava.


Mi avvicinai al letto e guardai con più attenzione l'oggetto del mio passato amore. La perfezione di quelle forme, benchè purificate e santificare dall'ombra della morte, mi turbava più del dovuto, e quel riposo assomigliava talmente al sonno da parere vero. Straziata da dolore, sconvolta dalla gioia, rabbrividendo dal timore e dal piacere, mi chinai su di lui e presi un angolo del lenzuolo. Lentamente lo sollevai trattenendo il respiro per paura di svegliarlo. Le arterie mi pulsavano co tale forza sa sentirle nelle tempie.

La sua bellezza non era mutata e in lui la morte sembrava un'altra forma di grazia. Il pallore delle guance, il rosa meno acceso delle labbra, le lunghe ciglia abbassate che spiccavano con la loro frangia bruna su quel candore, li conferivano un'espressione di malinconica castità e di penosa sofferenza indicibilmente seducenti. I lunghi capelli sciolti, facevano da guanciale e proteggevano con i loro boccoli la nudità delle spalle. Le belle mani, più pure, più diafane delle ostie, erano incrociate in un atteggiamento di pio riposo e di tacita preghiera che attenuava ciò che avrebbero potuto avere di troppo seducente, perfino nella morte, la squisita rotondità e il levigato avorio delle braccia scolpite.

Rimasi a lungo assorta in muta contemplazione, e più lo guardavo meno riuscivo a credere che la vita avesse abbandonato quel corpo. Gli toccai leggermente il braccio: era freddo, e tuttavia non più freddi dello stesso di Frederich. Di nuovo chinai il mio viso sul suo lasciando cadere sulle guance la tiepida rugiada delle mie lacrime. Che amara sensazione di disperazione e d'impotenza, che veglia straziante..

Avrei voluto potergli offrire in dono tutta la mia vita, trasmettere al suo gelido involucro la fiamma che mi divorava.

La notte avanzava e sentendo avvicinare il momento della separazione eterna non potei rinunciare alla triste e suprema dolcezza di deporre un bacio sulle labbra morte di colui che aveva tutto il mio amore.



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21:40

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mercoledì, 13 febbraio 2008

Categoria:pensieri, amore, vita mondana, marcel, corruzione morale, frederich van rensselaer



 05-02-2008

Feci uno sforzo che avrebbe smosso una montagna per andare al capezzale di Marcel.

Lo sguardo del mio amore cambiava d'espressione man mano che avanzavo . Dapprima tenero e carezzevole, era diventato sdegnoso e scontento come a significare che non era contento della presenza di Frederich.

La lingua mi restò inchiodata al palato e non riuscii a manifestare la mia volontà con il benchè minimo cenno. Vivevo da sveglia quella specie di incubo in cui vuoi gridare, senza riuscirvi, una parola dalla quale dipende la tua vita.
Lui parve sensibile alla mia tortura e come per incoraggiami mi lanciò un'occhiata piena di divine promesse. I suoi occhi erano un poema di cui ogni sguardo costituiva un canto.

“Se volevi essere mia, ti avrei resa più felice di quanto ti farebbe Dio in persona nel suo paradiso; gli angeli sarebbero stati gelosi di te... Strappa questo drappo funebre in cui stai per avvolgerti: lui è la bellezza, è la giovinezza, ma io sono la vita. Vieni a me, noi saremo l'amore. Che potrebbe offrirti Lui a titolo di compenso?
La nostra esistenza scorrerà come un sogno e non sarà che un eterno bacio. Rovescia il vino di questo calice e sarai libera. Ti porterò verso isole sconosciute; dormirai sul mio petto in un letto d'oro massiccio e sotto un baldacchino d'argento, poiché io ti amo e voglio prenderti dal tuo Dio davanti al quale tanti nobili cuori spandono fiumi d'amore che non giungono fino a lui”

Mi sembrava di udire quelle parole cadenzate con una dolcezza infantile, giacchè il suo sguardo era quasi sonoro e le frasi che m'inviavano i suoi occhi mi risuonavano in fondo al cuore come se una bocca invisibile me le avesse soffiate dentro. Mi sentivo pronta a rinunciare alla vita, e ciò nonostante il mio cuore compiva macchinalmente le formalità della vita.
Mi lanciò una seconda occhiata così supplichevole, così disperata, che lame acuminate trafissero il cuore e mi sentii nel petto più spade della madre dolorosa.

Era finita per noi.
Frederich mi circondò con le braccia come fossero una bianca sciarpa ed io, voltandomi, annidai la testa sul suo petto.
E con lui tornai sulla strada del ritorno mentre Marcel restava a guardarmi fuggire.

L'allodola cantò ed un pallido chiarore folleggiò le tende.



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21:02

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mercoledì, 13 febbraio 2008

Categoria:pensieri, amore, marcel, corruzione morale



 31-02-2008

Da qualche tempo la salute di Marcel non era più tanto buono. Il suo colorito si faceva ogni giorno più smorto I medici consultanti non ci capivano niente e non sapevano come curare la sua malattia. Prescrissero qualche medicinale insignificante e non tornarono più. Intanto lui impallidiva a vista d'occhio e diventava sempre più freddo. Io mi desolavo nel vederlo a poco a poco deperire. Commosso dal mio dolore, mi sorrideva dolcemente e tristemente con il sorriso fatale di chi sa che sta per morire.

Una mattina facevo colazione seduta a un tavolino accanto al suo letto, per non lasciarlo neanche un minuto. Per caso, tagliando un frutto, mi ferii profondamente un dito. Il sangue schizzò, color porpora, e qualche goccia raggiunse Marcel. Gli occhi gli s'illuminarono, la sua fisionomia assunse un'espressione di gioia feroce e selvaggia che non gli avevo mai visto. Balzò dal letto con un'agilità animalesca, da scimmia o da gatto, e si precipitò sulla mia ferita che si mise a succhiare con un'aria d'indicibile voluttà. Ingoiava il sangue a piccoli sorsi, lentamente e golosamente, come un intenditore che assaggi un vino di Xères o di Siracusa. Ogni tanto s'interrompeva per baciarmi la mano, poi ricominciava qualche altra goccia rossa. Quando vide che il sangue non usciva più, si sollevò con gli occhi umidi e brillanti.

“Non morirò!” disse quasi pazzo appendendosi al mio collo “ ti potrò amare ancora per tanto tempo. La mia vita è nella tua e tutto iò che io sono mi viene da te. Qualche goccia del tuo ricco sangue, più prezioso e più efficace di tutti gli elisir del mondo, mi ha reso la vita.
 Il tuo sangue è il mio per nascita. Il tuo sangue è nel mio per scelta"



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20:37

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mercoledì, 13 febbraio 2008

Categoria:pensieri, amore, marcel, corruzione morale



 24-01-2008

Tentai due o tre volte di dirgli parole aspre, per evitargli uan disperazione futura ben più grande, ma subito ripiegai sui madrigali ma provavo qualcosa non molto lontano dal rimorso.

Una lacrima non può essere asciugata che da un bacio, e non si può lasciare decentemente questo ufficio a un fazzoletto, fosse pure della più fine batista del mondo; distruggo ciò che ho fatto; la lacrima è be presto dimenticata, più presto ancora del bacio, e ne consegue che il mio imbarazzo aumenta.

Marcel, che si accorse che stavo per sfuggirgli per sempre, si aggrappava ostinatamente e miseramente ai resti della sua speranza e la mia posizione si complicava sempre più. La sensazione strana che avevo provato nel piccolo eremo e il disordine inconcepibile in cui mi aveva gettato l'ardore delle carezze del mio bel fratello si erano rinnovati varie volte in me, quantunque meno violenti; e spesso, seduta accanto a lui, la mia mano nella sua, udendolo parlare come se tubasse dolcemente, immaginavo di essere sua sposa.



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20:30

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mercoledì, 13 febbraio 2008

Categoria:pensieri, amore, marcel, corruzione morale



 20-01-2008

I giorni passavano e le faccende non progredivano. Marcel ne era visibilmente accorato; un'espressione di tristezza inquieta aveva sostituito il sorriso sempre fresco sulle sue labbra; gli angoli della bocca, inarcati così gaiamente, si erano sensibilmente abbassati e formavano una linea ferma e grave; alcune venuzze si disegnavano in maniera più accentuata sulle palpebre illividite; le guance non avevano conservato quell'impercettibile velluto simil pesca. Spesso, dalla mia finestra, lo vedevo attraversare il giardino con una palandrana da casa; camminava sollevando appena i piedi, come se strisciasse, con le braccia mollemente incrociare sul petto, la testa inclinata, più curva di un ramo di salice che si tuffi nell'acqua, con un che di ondeggiante e di cascante, come un panneggio troppo lungo, il cui bordo tocchi terra. In tali momenti pareva uno di quegli amanti antichi in preda al corruccio di Venere , e sui quali la dea senza pietà di accaniva fieramente: è così che doveva essere Cupido quando perse Psiche.

Nei giorni in cui non si sforzava di vincere la mia freddezza e le mie esitazioni, il suo amore aveva un contegno semplice e ingenuo che mi avrebbe incantata; era un abbandono silenzioso e fiducioso, una casta facilità di carezze, una pienezza e abbondanza di cuore inesauribile, tutti i tesori di una bella natura effusi senza riserve. Non aveva nulle di quelle piccinerie e di quelle meschinità, non aveva infingimenti e mi lasciava tranquillamente scorgere tutta la grandezza della sua passione. Il suo amor proprio non si ribellò un solo istante vedendo che non corrispondevo a tante sollecitazioni, perchè l'orgoglio esce dal cuore il giorno in cui l'amore vi entra; e se mai qualcuno è stato veramente amato lo fui io da Marcel.
Soffriva, ma senza lamenti e senza acrimonia, e non attribuiva che a se stesso lo scarso successo dei suoi tentativi. Frattanto, il suo pallore aumentava ogni giorno, e i gigli avevano ingaggiato con le rose, sul campo di battaglia le sue gote, un gran combattimento, durante il quale queste ultime erano state definitivamente messe in rotta; tutto ciò mi desolava.



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20:24

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mercoledì, 13 febbraio 2008

Categoria:pensieri, amore, marcel, corruzione morale



 17-01-2008

L'odore della mia vecchia famiglia, la mia famiglia di sangue, mi soffoca.

Marcel si guardava bene di attribuire le carezze a una semplice fratellanza. La parentela fraterna, come la si concepisce comunemente, non giunge sin là; ma, vedendo che non andavo oltre si stupiva interiormente, e non sapeva più che pensare; si fermò all'idea che si trattasse di una grande mia timidezza, derivante dall'essere io accompagnata da Frederich, e bisognava quindi incoraggiarmi con ogni sorta di abbandoni e di tenerezze.

Di conseguenza, aveva cura di procurarmi una quantità di occasioni di trovarci a tu per tu in luoghi adatti a rendermi ardita per la solitudine e la lontananza da ogni rumore e da ogni importuno; mi invitò a parecchie passeggiate nei grandi boschi, per tentare se la voluttuosa fantasticheria e i desideri amorosi, ispirati alle anime tenere dall'ombra spessa e propizia delle foreste, non potessero volgersi a suo profitto.

Un giorno, dopo avermi fatto vagare a lungo attraverso un parco molto pittoresco che si estendeva per un bel tratto dietro al castello, e di cui conoscevo soltanto le parti vicine agli edifici, mi condusse, per un piccolo sentiero capricciosamente fiancheggiato e orlato da sambuchi e da noccioli, fino a una rustica capanna, una specie di carbonaia, costruita in tondi quercioli posti trasversalmente, con un tetto di canne e una porta grossolanamente composta da cinque o sei pezzi di legno appena piallati, i cui interstizi erano tappati da muschi e da piante selvatiche; proprio accanto a quelle radici inverdite dei grandi frassini dalla scorza d'argento macchiati qua e là d chiazze nere, scaturiva una ricca sorgente, che, ad alcuni passi di distanza, cadeva da due gradini di marmo in una vasca tutta piena di nasturzi più verdi dello smeraldo. Nei punti in cui non c'erano erbe, si vedeva una sabbia fine e bianca come neve; l'acqua era d'una trasparenza di cristallo e fredda come ghiaccio; uscendo da terra così all'improvviso e prima di essere sfiorata dal più debole raggio di sole, sotto quelle ombre impenetrabili, non aveva tempo né di intiepidirsi né dì intorbidirsi. Malgrado la loro crudezza, a Marcel piacciono queste acque di sorgente, e vedendo quella così limpida, non seppe resistere al desiderio di berne; si chinò e ne attinse a più riprese nel cavo della mano, non avendo alcun recipiente a sua disposizione.
Espressi anche io, per calmare la sete, il desiderio di bere dell'acqua, e lo pregai di portargliene qualche goccia, non osando, dicevo, chinarmi quanto occorreva per giungervi.

Tuffò le sue due mani, congiunte quant'era possibile, nella chiara fontana, le innalzò poi come una coppa fino alle mie labbra, e così le tenne fino a che non finii di sorseggiare tutta l'acqua; il che non fu cosa lunga, perchè ve nera pochissima, e quella poca sgocciolava attraverso le dita, per quanto serrate le tenesse; formavamo così un gruppo graziosissimo, da far desiderare che uno scultore si fosse trovato presente per farne un abbozzo.

Quando ebbi quasi finito, avendo le sue mani vicino alle labbra, non potei evitare di baciarle, in modo però che lui potesse credere che stessi aspirando l'ultima perla dell'acqua raccolta nel suo palmo. Un rossore che coprì improvvisamente il mio volto, mi denunciò abbastanza.



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20:15

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lunedì, 07 gennaio 2008

Categoria:pensieri, amore, figlio, jago, corruzione morale



 06-01-2008

Accuso il mio sogno di falsità e attacco liti furibonde con la sorte; mi dico che sono pazza a creare un idea simile.
Prometeo aveva sentito il nobile orgoglio di dar vita a un uomo e di rivaleggiare con Dio. La mia mente ha creato un sogno, e credo che, a castigo della mia audacia, il desiderio sempre insoddisfatto mi roda il fegato come un nuovo avvoltoio.



Se sapessi con quale affannosa inquieta attenzione, sotto le mie apparenze distratte, vi osservo e vi seguo fin nei vostri minimi movimenti! Nulla mi sfugge, con che ardore osservo quel poco che appare della vostra carne, al collo o ai polsi, e cercano poi i miei sogni il vostro sesso!
Nessuno è mai stato adorato con lo sguardo così ardentemente come lo siete voi.
Mi oblio in questa contemplazione per ore intere. Rincantucciata in qualche angolo del salone, con in mano un libro ce non leggo, e d'un tratto un movimento brusco e ardito, un accento virile nella mia immaginazione, distrugge in un istante il mio debole edificio di probabilità e mi ributta nell'irresolutezza di prima. Navigo a gonfie vele sull'oceano sconfinato delle fantasticherie perverse, e voi venite a cercarmi per fare un po' di scherma.. così come vi chiesi io.

Ogni istante della giornata, è una delusione



Giudicate la mia situazione.
A qualsiasi altro uomo, che nella mia strana depravazione avrei scorticato vivo con la più grande voluttà, non mi sarei attaccata al suo pensiero, maggiormente dopo quel che mi avete fatto.
Vado in collera contro me stessa e mi rivolgo i più aspri rimproveri per essere così tormentata da un' aberrazione del genere senza aver la forza necessaria di svellere dal cuore questa malefica pianta, cresciutavi in una notte come un fungo tossico; vi maledico, vi chiamo il mio genio cattivo; credetti anche, per un momento, che foste Belzebù in persona, perchè non potevo spiegarmi la sensazione che provavo accanto a voi.
Quando mi sono ben persuasa che non foste, realmente, nient'altro che un uomo,l' inverosomiglianza dei motivi con i quali cerco di giustificare un simile capriccio mi rituffa nell'incertezza, e ricomincio a dolermi che la forma che sogno queste notti, per amor della mia anima, appartiene a qualcuno che mi vuol male
Allora accuso il fato che ha vestito un degenerato uomo di parvenze così seducenti, e per mia eterna sventura me l'ha fatto incontrare al momento in cui disperavo di veder realizzata l'idea assoluta dell'appagante turpitudine che accarezzavo da tanto tempo in cuor mio.



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20:15

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lunedì, 07 gennaio 2008

Categoria:pensieri, vita mondana, ziba, corruzione morale, circolo dellalfiere nero, eilise



 05-01-2008

Tre regine nere.
Ognuna ha una dote.
Ognuna ha uno scopo.

Unite, per questo gioco.



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19:54

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lunedì, 07 gennaio 2008

Categoria:pensieri, amore, sidhe, corruzione morale, frederich van rensselaer



04-01-2008

oh frederich, quanto sono infelice a causa vostra, dopo avervi conosciuto!
Voi solo potete aprire il paradiso dei miei sogni. Ecco, siete in piedi sulla soglia, come un angelo custode avvolto nelle sue ali, e ne tenete la chiave d'oro fra le belle mani.

Non attendo che una vostra parola, Frederich, per vivere o per morire: la pronuncerete?

Siete Apollo cacciato dal cielo, o la bianca Afrodite uscente dal mare? Dove avete lasciato il vostro carro di gemme con i quattro cavalli di fuoco? Che avete fatto della vostra conchiglia di madreperla e dei vostri delfini dalle code azzurrine?
Quale ninfa innamorata ha fuso durante un bacio il suo corpo col vostro, o bel giovane, più affascinante di Ciparisso e di Adone e più adorabile di tutte le donne?
Ma voi siete un Cainita, non siamo più al tempo della metamorfosi. Adone ed Ermafrodito sono morti, e non è più da un uomo che un tale grado di bellezza potrebbe essere raggiunto; perchè, dopo che gli eroi e gli dèi sono scomparsi, voi solo, conservate, nel vostro corpo di marmo, come in un tempio greco, il prezioso dono delle forme contro cui Cristo gettò l'anatema, e dimostrate che la terra non ha nulla da invidiare al cielo; voi rappresentata degnamente la prima divinità del mondo, il simbolo più puro dell'essenza eterna: la bellezza.

Dal momento che vi ho visto, qualcosa si è lacerato in me, un velo è caduto, una porta si è aperta, e mi sono sentita interiormente inondare da fiotti di luce: ho compreso che la mia vita era dinanzi a me, e di essere finalmente giunta al crocevia decisivo.
Le parti oscure e perdute dell'immagine per metà radiosa che cercavo di districare dall'ombra, si sono illuminate, repentinamente; le tinte abbuiate che sommergevano il fondo del quadro si sono dolcemente schiarite; un tenue e roseo bagliore è scivolato sull'oltremare un po' inverdito dalle lontananze; gli alberi che formavano soltanto macchie confuse hanno cominciato a profilarsi in maniera più netta; i fiori carichi di rugiada hanno trapunto di brillii l'opaca verzura del prato. Ho venduto il fringuello marino dal petto scarlatto in cima a un ramo di sambuco; il coniglietto bianco dagli occhi rosa e dalle orecchie dritte fa capolino fra due steli di serpillo e passarsi la zampa sul muso; il timido cervo venire a bere alla sorgente e a rimirarsi le corna ramose nell'acqua.
Dal mattino in cui il sole dell'amore si è levato sulla mia vita, tutto è cambiato; là dove vacillavano nell'ombra forme appena accennate, che l'incertezza rendeva terribili e mostruose, si disegnano ora elegantemente gruppi di alberi in fiore; le colline si arrotondano in graziosi anfiteatri, e i palazzi d'argento, con le terrazze adorne di vasi e di statue, bagnano i loro piedi nei laghi azzurri e sembrano nuotare fra due cieli; quello che nell'oscurità prendevo per un drago gigantesco dalle ali armate di artigli e strisciante nella notte con le zampe scagliose è oggi una feluca della vela di seta, dai rami dipinti e dorati, piena di donne e di musici; quello spaventevole granchio che credevo di scorgere mentre agitava sopra la mia testa le sue branchie è diventato un palmizioa ventaglio, di cui la brezza notturna fa fremere le foglie strette e lunghe.


Le mie chimere e i miei errori sono svaniti:
io amo



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19:50

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lunedì, 07 gennaio 2008

Categoria:pensieri, amore, michelle



 03-01-2008

la luna, così incostante e così bella..
Sempre presente, nel bene e nel male.
Amica che guida con la sua argentea luce, amica che osserva da lontano, amica che ti consola e custodisce i tuoi pensieri, quando innalzi a lei canti di malinconia..

..eppure, come si può, a nostra volta, farle capire quanto si ama?



Castato da: ConstanceDIDR
19:33

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lunedì, 07 gennaio 2008

Categoria:pensieri, carlos, corruzione morale



 02-01-2008



Perchè il vento,
quando incontra le vele di una piratesca nave,
si dedica ciecamente solo ad essa.



Castato da: ConstanceDIDR
19:27

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lunedì, 07 gennaio 2008

Categoria:pensieri, amore, vita mondana, figlio, lucas, corruzione morale, circolo dellalfiere nero



 01-01-2008

Un anno da dimenticare,

per un anno da dover ancora vivere.



Castato da: ConstanceDIDR
19:16

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L'ipocrisia, l'egocentrismo, il razzismo, il sole, l'ignoranza, la cafoneria, l'amore, la solitudine.[OFF:IL METAPLAYER]

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il dolce veleno voluttuoso dell'arte si insinua ti scava e raccoglie in te qel che rimane della vita.

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Alla mia mentore e Sire, con eterna devozione..
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